
Le indagini sul reddito nazionale sono divenute essenziali nella società contemporanea. Nessun governo sarebbe oggi in condizioni di poter governare senza disporre almeno dei dati fondamentali dell’economia nazionale.
Le cifre del reddito e quelle dei suoi impieghi forniscono una massa di informazioni statistiche preziose per gli organi politici ed amministrativi dello Stato ed in genere per tutti gli operatori pubblici e privati. Tra l’altro esse offrono una sintesi quantitativa della struttura economica e sociale del Paese, del suo livello di sviluppo e del contributo che i singoli settori danno alla prosperità nazionale.
Il reddito nazionale può essere considerato in termini monetari ed in termini reali:
in termini monetari è il complesso dei redditi netti spettanti a tutti coloro che hanno concorso direttamente (fornendo la loro attività) o indirettamente (fornendo i mezzi produttivi) alla sua produzione di un dato anno. Sotto questo profilo il reddito nazionale si ottiene sommando tutti i redditi netti spettanti ai fattori produttivi: salari, più profitti, più rendite, più interessi;
in termini reali è il complesso dei beni e dei servizi prodotti nel Paese in un dato anno. In questo caso si parla più propriamente di prodotto nazionale.
Il reddito nazionale dipende da svariati fattori che possono essere così classificati:
- entità delle risorse naturali;
- ammontare ed efficienza del capitale esistente;
- ammontare e composizione della popolazione attiva;
- formazione culturale media degli operatori economici ai vari livelli;
- domanda globale del mercato;
- efficacia dell’azione governativa.
La valutazione del reddito nazionale
Il calcolo del reddito nazionale può essere effettuato con diversi procedimenti. Si può partire: dal prodotto netto; dai redditi netti percepiti dai detentori dei fattori produttivi; dagli impieghi finali del reddito (consumi e investimenti). Il metodo più seguito è il primo, meglio conosciuto come metodo del valore aggiunto.
Alla base del procedimento sta la preoccupazione di evitare doppi conteggi, ossia di non computare due volte gli stessi elementi di reddito. Tale sarebbe, ad esempio, il caso se al valore della produzione del pane (prodotto finale) si aggiungessero quelli della produzione di farina e di grano (prodotti intermedi). Evidentemente il valore del grano verrebbe calcolato tre volte e quello della farina due volte.
Il valore aggiunto di un’impresa consiste nella differenza tra il valore dei beni prodotti e quelli dei beni e servizi di altre imprese consumati per produrli. Ciò che si dice per la singola impresa vale anche per gruppi di imprese e, più in generale, per il sistema economico del Paese considerato nel suo complesso.
Prof. Giuseppina Ronsisvalle