Consumare in maniera sostenibile: cosa significa?

L’obiettivo 12 dell’Agenda 2030 prevede di dimezzare lo spreco pro-capite dei rifiuti e ridurre le perdite alimentari nei vari processi di lavorazione e di fornitura.

Ogni anno circa 1,3 miliardi di tonnellate di alimenti finiscono nella spazzatura. In alcuni casi questa perdita avviene durante il processo di trasporto o a causa di pratiche agricole inadeguate. Lo spreco è veramente notevole. Questo fenomeno è preoccupante quando gli sprechi sono la conseguenza di comportamenti irrazionali delle famiglie che consumano in misura superiore ai bisogni. Secondo le stime degli studiosi di economia, entro il 2050, le risorse naturali risulteranno insufficienti a sostenere lo stile di vita attuale.

Se l’obiettivo è quello di diminuire lo spreco pro-capite, bisogna trovare delle strategie che impediscono la produzione di beni “usa e getta” (ad esempio le posate e i piatti di plastica); pertanto si deve evitare il consumo di beni che hanno un breve ciclo di vita. A tale scopo sono stati raggiunti dei progressi attraverso l’economia circolare che spinge verso il riutilizzo delle materie prime; in tal modo si può ridurre l’impatto dei consumi sull’ambiente. Attraverso la legge n. 166/2016 si è aperta la strada per riutilizzare e limitare gli sprechi. Pertanto non basta una gestione eco-compatibile dei beni di consumo e dei rifiuti ma occorre promuovere tutte le pratiche che mirano a potenziare la sostenibilità dei paesi in via di sviluppo per raggiungere nuovi modelli di consumo.

Negli ultimi anni, le abitudini alimentari degli italiani hanno visto una crescita di cibi trasformati e un aumento di cibi pre-confezionati. Queste nuove abitudini contrastano con il sistema nutrizionale della dieta mediterranea. In tal modo emerge la necessità di indirizzare i consumatori verso modelli alimentari più sani, eliminando il consumo di cibo spazzatura e incoraggiando il consumo di prodotti della bio-agricoltura.

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