
Il diritto all’oblio è il diritto di ottenere la cancellazione dei propri dati personali quando la loro diffusione non è più giustificata e quindi non sono più necessari.
In altri termini, una persona ha il diritto a non avere su Internet informazioni personali non più importanti o di antica data.
Per esempio, se nel passato è successo un fatto spiacevole e oggi quella persona è cambiata, non è giusto che tutti la trovino su Internet cercando il suo nome.
In Italia il diritto all’oblio è disciplinato dal Codice in materia di protezione dei dati personali D.lgs. 101/2018.
In Europa, il diritto all’oblio è riconosciuto dall’art. 17 del Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (GDPR) che prevede la cancellazione dei dati personali dai motori di ricerca. È evidente che questo diritto serve a proteggere la privacy e la reputazione della persona. Ad esempio, se un minorenne è finito in una brutta notizia online, e dopo alcuni anni diventando adulto conduce una vita normale, non è giusto che viene trovato su Internet cercando il suo nome. Quindi il diritto all’oblio aiuta le persone a non essere giudicate per il proprio passato. Si precisa però che questo diritto non è assoluto e può essere negato se riguarda personaggi pubblici, oppure dei fatti di rilevanza attuale o dati che servono per finalità giudiziarie.
In breve il diritto all’oblio viene negato se prevale l’interesse pubblico o il diritto di cronaca.
Come si esercita il diritto all’oblio?
Si presenta la richiesta al titolare del trattamento dati (sito web) o al motore di ricerca; in caso di rifiuto per mancata risposta (max 30 giorni), il titolare del diritto si può rivolgere al Garante per la protezione dei dati personali che vigila sull’applicazione del diritto all’oblio. In alternativa si può ricorrere al Giudice.
Il diritto all’oblio è stato rafforzato dalla giurisprudenza europea che segue la linea di cancellare articoli di cronaca online obsoleti o non più rilevanti. Però si precisa che il diritto all’oblio non elimina tutto da Internet: quindi, il contenuto non viene cancellato dalla fonte originale ma viene reso non facilmente reperibile attraverso la ricerca nominativa.
In sostanza, questo diritto rispetta il diritto di crescere e di cambiare, evitando che Internet giudichi una persona per sempre.
Prof. G. Ronsisvalle