In questo momento così difficile, Padre Massimiliano Kolbe rappresenta per i giovani un punto di partenza perché ha dimostrato con la sua vita che l’unica forza creativa è l’amore e non l’odio. Kolbe fu figlio del suo tempo e della sua terra e ha ancora da dare ad ognuno di noi tanti insegnamenti ed esempi di vita.

Massimiliano Kolbe nacque l’8 gennaio 1894 in un paesino della Polonia, da genitori ferventi cristiani che gestivano un piccolo laboratorio di tessitura. Il suo nome al battesimo fu quello di Raimondo; a causa delle modeste risorse finanziarie della famiglia non ha avuto la possibilità di frequentare la scuola e cercò di imparare qualcosa tramite un prete.

Entrò nel seminario dei francescani nel 1907 all’età di 13 anni; nel 1910 fu novizio all’età di 16 anni. Raimondo divenuto Massimiliano, dopo il noviziato, fu inviato a Roma dove studiò filosofia e teologia per conseguire le relative lauree; fu ordinato sacerdote il 28 aprile del 1918. Ma ancor prima di ricevere l’ordinazione sacerdotale fondava con il permesso dei superiori “La Milizia dell’Immacolata”: lo scopo era quello di convertire gli uomini per mezzo di Maria. Infatti la “Milizia dell’Immacolata non ha un programma spiritualistico perché è una scelta globale di vita”.

Nel soggiorno a Roma assiste ad una processione di anticlericali che distribuivano volantini in cui vi erano scritte queste parole: “Satana deve regnare in Vaticano e il Papa dovrà fargli da servo”. Questo evento gli fa prendere coscienza che è iniziata l’ERA DELL’IMMACOLATA, cioè l’ERA in cui MARIA dovrà schiacciare la testa del serpente, come dice la Genesi.

Il giovane Massimiliano è profondamente convinto che i cristiani devono diventare cavalieri dell’Immacolata; egli voleva portare tutti a Gesù attraverso l’Immacolata; egli cerca “la conversione dei peccatori, degli eretici, degli scismatici e soprattutto la santificazione di tutti con la mediazione della Santissima Maria Vergine”.

Ritornato in Polonia a Cracovia, padre Massimiliano Kolbe fondò nel 1921 un giornale di poche pagine intitolato “IL CAVALIERE DELL’IMMACOLATA” per incrementare la diffusione della “MILIZIA”.
L’officina per la stampa del giornale attirava molti giovani che erano ardentemente desiderosi di condividere il modello della vita francescana.

 

Prof.ssa Giuseppina Ronsisvalle